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Il
latte subito dopo la mungitura è versato nella caldaia attraverso un
filtro, detto cul, è
scaldato ad una temperatura che va dai 37,5° ai 40°C.
Mentre si scalda, il latte viene lentamente rimescolato con la rudela, affinchè il calore si diffonda uniformemente.
Raggiunta la temperatura voluta in circa 30 40 minuti, la caldaia
viene allontanata dal fuoco e nel latte viene messo il caglio liquido o
in polvere, in quantità tale che si formi la cagliata in circa 30-40
minuti. Mediante un
altro rimescolamento con la rudela,
il caglio si distribuisce uniformemente in tutto il latte.
Quando il latte è coagulato, si lascia rassodare e dalla superficie
della cagliata poi con
la basla viene levata la panéta,
che è un sottile strato di panna affiorata durante la coagulazione.
Si procede poi a rompere superficialmente la cagliata, levandone
delicatamente con la basla delle
sottili fette e spostandole sulla superficie.
Con questa operazione si capisce quando la cagliata è indurita
abbastanza per essere sottoposta alla triturazione: se il siero che esce
dalla cagliata è biancastro, la pasta è ancora troppo tenera per
essere lavorata; perché la cagliata sia pronta alla triturazione, il
siero deve essere del suo colore verde giallastro.
Quando la cagliata ha raggiunto la giusta consistenza, si tritura con la
lira minutamente.
Durante l’ operazione, il casaro prende diverse volte nella mano un
po’ di cagliata triturata, per costatare la grossezza dei grumi, che
deve essere come quella dei chicchi di riso o di granoturco.
Terminata questa operazione, che dura 20-25 minuti, viene levata dalla
caldaia la lira ed introdotta la rudela,
con la quale il miscuglio, formato dai grumi di cagliata e dal siero,
è tenuto in movimento.
Intanto la caldaia è riportata sul fuoco e si ha la fase della cottura
del formaggio.
Il miscuglio, tenuto in lento rimescolamento, viene scaldato lentamente,
soprattutto all’inizio, per 30-40 minuti, finchè raggiunge i 42°-47°C,per
il formaggio di pasta molle, mentre per quello di pasta dura, i 47°-56°C.
Si ritira quindi la caldaia dal fuoco e il miscuglio viene tenuto ancora
rimescolato fino a quando i grumi caseosi,
feta, risultano di colore bianco spento, più minuti e ruvidi.
Il casaro ne prende una manciata e la schiaccia nel pugno,
sbriciolandola con le dita: quando è pronta, uscito il siero, deve
diventare secca, e se schiacciata, ben amalgamata.
Levata la rudela, la feta, che si deposita sul fondo della caldaia, si lascia riposare
per 15 minuti.
Poi il casaro , raggiunge la feta
sul fondo e comincia a raccoglierla attorno alla parete del
recipiente, schiacciandola verso il centro, in modo che la massa diventi
compatta. Viene poi
introdotta nella caldaia una tela fine a maglia rada, la pata,
e fatta passare sotto la massa della feta,
facendola entrare tutta.
Si leva dalla caldaia la pata contenente
tutta la feta che viene messa
in una fasèra.
La feta avvolta nella pata viene pressata con le mani, per fare uscire più siero
possibile e per farla aderire perfettamente alla fasera; la pata, nella
parte superiore della feta, viene
distesa in modo che la superficie della forma risulti liscia.
La forma viene sottoposta a pressione per far uscire tutto il siero.
Dopo due o tre giorni di riposo comincia l’operazione della salatura.
Le forme, disposte a due e anche a tre una sopra l’altra sulla saladura,
sono cosparse di sale piuttosto grosso, perché si sciolga lentamente e
penetri in profondità, sulla faccia superiore.
Dopo un giorno si rivoltano e si sala l’altra faccia.
Si continua questa operazione ogni due giorni per circa 15 giorni.
Terminata la salatura, le forme sono disposte su ripiani di tavole, e
per diversi giorni, rivoltate tutti i giorni.
Tolte dalle fasère, sono
lasciate a stagionare ed in questa fase le forme vanno rivoltate almeno
ogni due giorni.
Importante per la stagionatura è la raschiatura, che si esegue con la raspeta.
Dapprima si pulisce la forma dalla muffa superficiale, di colore marrone
scuro e verdastro.
Si procede poi alla raschiatura di un altro strato di muffa bianca,
commestibile.
E’ poi necessario strofinare le forme con pezze imbevute di salamoia e
di olio, per proteggerne la superficie e per evitare una eccessiva
evaporazione.
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